colore e segni

“L’uomo contemporaneo vive in una dimensione …dove si sovrappongono una miriade di segni e simboli e la pittura non può che rispecchiare questa realtà”. Con queste parole di Giulio Galgani entriamo nella dimensione di un artista testimone del nostro tempo. La sua pittura è stata definita “primordiale, emozionale, informale, sintesi tra figurativo e astratto, materica”; numerosi gli accostamenti a Basquiat, Mirò, Klee, Burri, Kandinsky, ai fraseggi fumettistici di Topor, alla grafica dell’amico artista e graffitista Toxic. L’uso del colore, delineato da precise geometrie, si esprime come una continua espansione di luce tra toni accesi e contrastanti, per far affiorare cangianti modi di comunicazione. La ricerca dell’artista procede per continui accostamenti di variazioni tonali, dalle paste acriliche all’olio; tra tele, tavole sovrastate da lastre di ferro, colinee, aerografi. L’uso di materiali contemporanei come il fresato di pneumatico, accanto a quello della terracotta, simbolo della cultura toscana, rappresenta un reale incontro tra i materiali primordiali e quelli più attuali. Galgani lascia autonomia alla materia permettendo alle opere di rappresentarne l’essenza stessa come libero spazio espressivo, testimonianza del tempo storico. Il materiale è parte fondamentale del suo linguaggio, esperienza forte e diretta che il territorio esprime al di là dei suoi confini, in una continua trasfigurazione del reale. Anche i titoli delle opere non sono che percorsi, in parole, di questo luminoso territorio immaginario dove l’inventività si richiama ai giochi di parole: “L’adama ed evo nel vortice misuratore degli ex voto e il sogno onirico dell’incoscienza felice“; “il misantropo spirituale e i meteoriti cadenti”, ” La stagione delle rose e la chimera digimonizzata“. Incredibili colpi di scena nell’avvincente mondo di Galgani, tra sogni, immaginario, metamorfosi d’ambientazioni e personaggi, per rappresentare una forte trama compositiva che, attraversando il concettuale, si svolge in un paradigma di continuo stupore, come vero e proprio “work in progress”.