UTOPIA
Giulio Galgani
Performance
Valtur – Simeri (CZ)
Galleria Spagnoli
 
  Nel paese di Utopia era rimasto un solo volante.
Unico esemplare della sua specie girava solitario per il grande cielo azzurro.
I volanti erano degli uccelli particolarissimi, con le loro grandi ali creavano
le correnti; quelle necessarie affinché le nuvole di quel mondo si potessero scontrare per produrre la pioggia.
E così, già da molto tempo su Utopia non pioveva più: quella povera coppia di ali ci provava ma da sola non riusciva a fare avvicinare neppure due piccole nuvolette. Il terreno era diventato arido e non produceva quasi più nulla; il paesaggio era quasi un unico deserto desolato e triste.
Piante e animali vivevano in condizioni particolarmente difficili.
La scomparsa dei volanti si era determinata con l’improvviso esaurirsi del loro alimento primo: i sogni degli uomini.
 
     
  Utopia si trova appena sopra alle teste degli umani, fra la terra e la luna.
Ma nessun uomo della terra la può vedere a causa della sua differente consistenza vibrazionale: è come alcune ipotesi scientifiche vanno ad affermare un mondo definito parallelo.
Con una superficie pari al Madacascar, si sposta lungo il 22° parallelo terrestre con una velocità più che tripla di quella necessaria al nostro mondo per completare il suo percorso orbitale.
Su Utopia un giorno dura meno di sette ore, ed è suddiviso in due parti di pari durata: tre ore e dieci minuti di giorno solare e tre ore e dieci minuti di giorno lunare.
E’ un paese che stretto fra il sole e la luna non conosce l’oscurità della notte.
 
     
 

I Volanti incominciarono a diradarsi su quel cielo prima con fare lento,
poi a velocità sempre più vertiginosa: il caso incominciò a destare ad alcuni delle preoccupazioni ma, dato che mai si era verificato un fatto del genere fino ad allora, la maggior parte dei suoi abitanti non volle dare troppo peso alla cosa.
“ Figuriamoci se gli uomini hanno smesso di sognare…”- si dissero fra di sé Aggiungendo anche che il fatto era destinato a risolversi velocemente.
Ma così non fù.. dei milioni e milioni di volanti scorrazzanti fra le nuvole
ne rimase in breve tempo soltanto uno.
La cosa diventò così catastrofica che non poteva più essere ignorata. E Re Uto, nel milleseicetotreesimo anno della sua reggenza, convocò i suoi ministri.
Dalla terra non ci arrivano più i sogni- disse il Re al suo consiglio.
- Tutti i Volanti sono scomparsi dal nostro cielo, la pioggia non bagna più i nostri campi, la vita vegetale su Utopia stà scomparendo…… è nostro dovere trovare qui ora un rimedio ….
E fu trovato dopo numerosi giorni solari e giorni lunari di consiglio:
Il caso indicò Gisela, una giovane utopina che risultò quella estratta fra tutti
gli abitanti di età compresa fra i diciotto e i venticinque anni del paese, che trasformata in ragazza, grazie ai poteri di una magica pozione che il vecchio mago Zirilup aveva creato migliaia e migliaia di anni prima e che se ne stava ora quasi dimenticata sul fondo di un baule, fu spedita sulla terra con la speranza che potesse trovarvi nuovi sogni.
-Due giorni, hai due giorni di tempo Gisela- gli disse il Re Uto alla partenza: se non ritornerai prima del finire del secondo giorno rimarrai donna sulla terra perdendo il diritto primo di ogni Utopino: l’immortalità…

 
 
Il grande specchio che occupava il centro della piazza principale di Utopia si illuminò; era il segnale che Gisela aveva raggiunto i terrestri. Tutto stava procedendo per il meglio. Da lì Gisela era partita e da lì sarebbe ritornata.
Un numero nutrito di Utopini vi si radunò davanti tutto eccitato: mai in quel mondo era successa cosa più esaltante fino ad allora.
Erano centinaia e centinaia, anzi migliaia e migliaia di anni che su Utopia la gente non viveva emozioni così intense.
Si formarono all’istante fra i presenti due fazioni contrapposte: una sostenitrice di Gisela a sostegno della riuscita della missione. L’altra invece fans dell’insuccesso tifava, UDITE BENE…. per la mortalità che Gisela avrebbe potuto conquistare sulla terra………
L’immortalità, sostenevano già numerosi Utopini, con il trascorrere dell’interminabile tempo toglie emozione ad ogni evento della esistenza. Tutto si ripete sempre senza fine, ogni azione perde il fascino dell’imprevisto, ogni scelta sia giusta che sbagliata non richiede l’utilizzo mai della parola rischio.
Se Gisela fosse rimasta nel mondo degli umani, sostenevano i secondi, si sarebbe aperta una nuova era per gli abitanti di Utopia.
Per la prima volta un Utopino avrebbe interrotto il ripetersi del suo tutto all’infinito: ogni secondo, ogni attimo di un mortale è unico e irripetibile e questo gli consente di non ricalpestare mai la proprie impronte.
 
In tutto il mondo di Utopia esplose un esagerato fermento. Gli abitanti delle campagne e dei paesi, anche quelli più lontani, una notizia del genere viaggiò da Utopino in Utopino ad una velocità pari quasi a quella della luce, diventarono un sciame di vocianti pellegrini: tutti in viaggio verso la piazza del grande specchio. Nacquero in brevissimo tempo delle agenzie che vendevano il viaggio in pacchetti completi sconto famiglia ( Il biasness è il biasness e viene praticato in tutti i mondi ).Gli alberghi facevano affari d’oro, c’era il tutto esaurito dappertutto. I ristoranti, i bar, gli improvvisati chioschi lungo le strade stipati di panini, piatti freddi e bevande terminavano tutto in un batti baleno.
Furono velocemente costituiti dei campi di accoglienza per ospitare almeno una parte di quei partecipanti di quello che appariva ormai come un unico grande esodo.
Il Re fece sistemare lungo le strade un nutrito numero di pattuglie di pronto soccorso per assistere i viaggiatori e istallare centinaia e centinaia di bagni pubblici, quelli a casottino modello gabina mare con lo sciacquone automatico sterilizzante incorporato.
L’ingresso ad ogni bagno richiedeva l’utilizzo di un gettone dal costo di una Utopia, al cambio valutata pari a circa due euro terrestri, anche i Re hanno un bilancio da far quadrare.
E poi su Utopia c’è così abbondanza di tempo per poter lavorare e guadagnare….
Tutti volevano esseri lì, per vivere in diretta il solenne momento del ritorno o del non ritorno di Gisela.
 
Zirilup sempre occupato a preparare intrugli accese casualmente la radio che impolverata e quasi soffocata da ragnatele, se ne stava in un angolo del suo laboratorio-casa.
La voce di un giornalista, in cronaca diretta dalla piazza del grande specchio, gli arrivò come un fendente di spada sulle orecchie facendolo sobbalzare, riportandolo velocemente al presente.
Si scosse così animatamente che fece cadere dalle sue spalle il Gufo Giuseppe, che da centinaia di anni lì se la dormiva beatamente e che colto di sorpresa non riuscì neppure a ricordarsi di avere un paio di ali, se non dopo l’aver spiaccicato il proprio becco sul pavimento liso del laboratorio.
-La mia pozione trasforma Utopino in umano ha funzionato…. E io che non ero così convinto con quella mancanza dell’ingrediente ciglio sinistro di Drago innamorato… - urlò il mago tutto felice, portandosi velocemente verso un’enorme scaffale che conteneva allineate un buon nutrito numero di bottiglie, bottigline e bottigliette.
Ne prese una piccola, contenente un liquido color mare in burrasca e se ne usci veloce, veloce dimenticandosi di indossare il mantello, di prendere il portafoglio con i soldi e le carte di credito e cosa ancora più grave il Gufo Giuseppe ancora mezzo stordito e semicosciente in preda a trauma da incidente.
Zirilup con impeto da posseduto si incamminò deciso per la strada che conduceva alla piazza del grande specchio
 
I mezzo a quella folla che occupava, che stipava, che si accalcava, che si spiaccicava su ogni strada, marciapiede, viottolo, percorso accidentato e non, molte voci si levavano urlanti quando Zirilup veniva identificato e riconosciuto.
- E lui il grande Zirilup… Viva Zirilup colui che concede la mortalià……
Addirittura, in più occasioni, alcuni gruppi di giovani più esagitati se lo sono portato in trionfo sulle spalle, proprio come il Cristo delle processioni Pasquali degli umani. Zirilup, picchia e mena, canta e balla raggiunse in trionfo la piazza del grande specchio.
 
Le urla festanti dei presenti all’arrivo di Zirilup diventarono un possente tuono che fece tremare tutte le case, compreso il grande castello del Re Uto che in quel preciso istante stava addentando una coscia di pollo, quel tuono improvviso glie la fece cadere di mano:l’immortalità non deve comunque annullare i grandi piaceri della vita.
Quel boccone da Re sparì veloce fra i denti di un suo dei suoi Ringhiati: animali a quattro gambe motrici che lo seguivano sempre scodinzolando o ringhiando dappertutto e ancora più felicemente nella sala da pranzo nell’ora dei pasti.
Uto chiese allora subito al suo cameriere personale l’altra coscia di pollo, dato che anche in Utopia ogni pollo ne ha due, ma quando gli fu risposto che se la era già mangiata la Regina, incollerito come non mai si scagliò con urla da orco incazzato verso il colpevole di tale imperdonabile reato …… il mago Zirilup: radunò all’istante i soldati e raggiunse velocemente la piazza.
 
La popolazione alla vista del Re andò così di istinto nella piazza a formare subito due schieramenti netti e contrapposti.
Il gruppo a favore di una esistenza dalle emozioni amplificate fruibili solo in una vita con scadenza da un lato, con all’interno Zirilup e quello a sostegno dell’immortalità dall’altro.
Tutto diventò silenzio. I presenti se ne stavano immobili come lampioni: solo lo specchio continuava a colpire con i suoi riflessi le case e i volti: ma con raggi sempre meno luminosi e man mano sempre più deboli.
A minuti sarebbero scaduti i due giorni e di Gisela non si aveva ancora notizia.
Re Uto si schiarì la voce nell’atto di prendere la parola, lui era il Re e perdincibacco il parlare per primo gli spettava dunque di diritto, ma nell’istante preciso che stava per aprire le labbra per mandar fuori la prima sillaba un tuono si liberò nel cielo e dall’alto una fitta pioggia arrivò improvvisamente su tutto e tutti.
Il cielo era ora ricolmo di nubi e di volanti come non mai. Quando gli Utopini alzarono verso l’alto i propri occhi rimasero stupefatti da tale inaspettata meraviglia.
La gioia scoppiò immediata fra i presenti, abbracci, urla, balli e canti incontenibili esplosero nella piazza, trasformandola in un’infernale bolgia.
Zirilup sballozzato fra le tante pance, le tante braccia e le tante gambe perse l’equilibrio e rovinò sul selciato, fracassandovi quella bottiglietta presa dal laboratorio che conteneva purtroppo l’ultima dose esistente della pozione trasformautopinoinumano.
Ma la cosa non sconvolse più di tanto i presenti: ora che i volanti erano ritornati il mondo di Utopia sarebbe ritornato quello di un tempo rigoglioso di piante e di animali. E l’immortalità in un paradiso è sicuramente cosa facile da sopportare…
 
Ah.. e di Gisela? Beh… da quel momento nessuno se ne interessò più.
 
Settembre 2005
 
 
     
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